lunedì 4 maggio 2009

Nobiltà d'animo della Madonna

Se ci mettessimo ad analizzare la vita interna delle nazioni, noteremmo uno stato di agitazione, di disordine, di esplosione di appetiti e di ambizioni, di sovversione di tutti i valori, che ci porta verso il caos.


Nessuno statista contemporaneo ha saputo presentare un rimedio che fermi questo universale processo patologico.

Eppure la Madonna di Fatima l'ha fatto, aprendo gli occhi degli uomini sulla gravità di questa situazione e indicando i mezzi necessari per evitare la catastrofe.

È la stessa storia della nostra epoca, e anzi il suo futuro, ad essere analizzata a Fatima dalla Madre di Dio.
Se è vero che il grande sant'Agostino annunciò la caduta dell'Impero romano d'Occidente, san Vincenzo Ferrer previde il declino del Medioevo e san Luigi Grignion di Montfort profetizzò la Rivoluzione francese del 1789, al nostro secolo è toccata una sorte migliore: nell'imminenza della conclusione della crisi universale, la stessa Ss.ma Vergine è venuta a parlare agli uomini. Allo stesso tempo, Ella spiega le radici della crisi, indica il rimedio e profetizza la catastrofe, nel caso gli uomini non l'ascoltino.
Nel 1917, la Madonna apparve a tre pastorelli a Fatima, in Portogallo, annunciando al mondo intero i terribili drammi e i castighi che l'avrebbero flagellato se esso, contrito e umiliato, non si fosse voltato verso di Lei in un sincero gesto di rigenerazione dello spirito.

Nel 17 luglio 1972, a New Orleans (Stati Uniti d'America), accadde lo stupendo miracolo della lacrimazione di un'immagine della Madonna di Fatima. La Ss.ma Vergine corroborava il suo messaggio con l'eloquente linguaggio delle lacrime.

La narrazione di questo pianto viene dal padre Elmo Romagosa, in un articolo pubblicato sul settimanale "Clarion Herald" di New Orleans (20 luglio 1972) e distribuito in undici parrocchie dello Stato della Louisiana. (…)
Venti anni dopo il miracoloso pianto di New Orleans, non è difficile pensare che la Madonna stia ancora piangendo sul mondo attuale – come Nostro Signore su Gerusalemme - con lacrime di affetto materno, di profondo dolore, nella previsione del prodigioso castigo (…) se non rinunceremo all'empietà e alla corruzione morale.
Ed è in segno di omaggio e gratitudine filiale per le apparizioni della Madonna di Fatima, l'avvenimento religioso più importante del nostro secolo, e anche per la lacrimazione di New Orleans, che passiamo ora a proclamare l'incomparabile nobiltà d'animo della Ss.ma Vergine.


Proporzione tra sposo e sposa

In un certo senso, possiamo dire che la virtù è la nobiltà dell'anima; ossia, essere nobile nell'ordine spirituale significa essere virtuoso, vivere in stato di grazia. In un'anima che vive in queste condizioni, lo stesso Signore Gesù Cristo pone la sua dimora.
Come la nobiltà terrena ha gradi, che vanno dal barone fino al principe, così anche la vita di grazia è graduata. Fra tutte le creature, quella che ha raggiunto l'apice in questa scala ascendente di virtù e di grazie fu Maria Ss.ma. Non parliamo qui, dunque, della nobiltà carnale della Madonna – anch'essa vera e importante, in quanto membro della Casa di Davide – ma solo di quella spirituale.

Un elemento per valutare la nobiltà d'animo della Madonna sta nel considerare che, in ogni matrimonio ben costituito, dev'esserci una certa proporzione tra lo sposo e la sposa; in caso contrario saremmo in presenza di una cattiva unione. Ora, Maria Ss.ma è la Sposa del divino Spirito Santo.

Figlia, Madre e Sposa di Dio stesso, Ella ha concepito la seconda Persona della Ss.ma Trinità nel suo chiostro verginale – che tale rimase prima, durante e dopo il parto – per opera dello Spirito Santo.
Ella è pertanto quella creatura per eccellenza, unica e incomparabile, che per grazia ha ricevuto una certa proporzione per sposarsi con la perfezione infinita.


Coraggio e abnegazione

L'autentica nobiltà d'animo comporta due importanti caratteristiche, che si manifestano nel coraggio e nell'abnegazione. Nella santissima anima della Madonna entrambe queste caratteristiche risplendettero in modo incomparabile.
Nostro Signore Gesù Cristo visse trent'anni con la sua amatissima Madre e col castissimo san Giuseppe, che gli faceva mirabilmente da padre.
Il divino Redentore consacrò tre anni al suo apostolato pubblico, al termine del quale la Madonna, che aveva perfetta conoscenza delle Scritture, sapeva che Egli doveva morire crocifisso. Durante questi tre anni, Nostra Signora accompagnò il suo divino Figlio passo dopo passo, di persona oppure in spirito.
Dopo la morte di san Giuseppe, Ella vide che la gloria di Gesù meravigliava e affascinava le moltitudini, nel primo anno del suo apostolato fra i giudei. Questo naturalmente le causava grande gioia, ma più per il fatto che Egli era Dio che per essere suo Figlio.

Nel secondo anno di predicazione, Ella cominciò a notare gli odi e gli intrighi tramati contro Nostro Signore dai sacerdoti del Tempio, da scribi e farisei, e ben comprese che, in mezzo a tutta quella cospirazione, si avvicinava il momento in cui una tempesta si sarebbe abbattuta sul suo divino Figlio, portandolo alla morte. Con assoluta abnegazione, la Madonna osservava l'avvicinarsi del momento in cui avrebbe dovuto rinunciare al più gran tesoro che mai fu concesso ad una creatura di possedere: lo stesso Uomo-Dio.
Ella accettò pienamente che suo Figlio compisse la sua missione fino alla fine, morendo come vittima espiatoria per i peccati degli uomini, e adorandolo come nessun altro, lo consegnò nelle mani della giustizia divina con coraggio e abnegazione.


Nobiltà per eccellenza

L'Eterno Padre volle avere il consenso di Maria per la morte di suo Figlio. Ella era conscia di quanti uomini sarebbero stati salvati, fino alla fine del mondo, per i meriti dell'infinitamente prezioso Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo, e di quanta gloria sarebbe così stata data a Dio; per questo Ella acconsentì.
Ed è appunto in questo gesto di consegnare il più prezioso tesoro all'Eterno Padre che si venera una delle caratteristiche più salienti della nobiltà per eccellenza della Madonna.
Con quest'atto di generosità, Ella si dispose ad accettare un diluvio di sofferenze, sofferte in unione con quelle del suo divino Figlio. Per questo Maria è realmente corredentrice del genere umano.
Ecco la perfetta nobiltà: il coraggio, l'assoluta abnegazione, seguiti dalla perfetta gloria di colei che è "gloria, letizia, onore" del mondo intero.

(Plinio Corrêa de Oliveira - "Lepanto", Roma, Anno XII - n. 130, Maggio 1993 - tradotto della rivista "Catolicismo", San Paolo del Brasile, n. 499, Luglio 1992 - www.catolicismo.com.br)

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